
Caffè Meletti: lo storico caffè dell'anisetta ad Ascoli
Un gioiello liberty in Piazza del Popolo
Al civico 56 di Piazza del Popolo, ad Ascoli Piceno, il Caffè Meletti si fa notare all'istante con la sua facciata neoclassica color rosa antico, in netto contrasto con il travertino grigio delle architetture medievali e rinascimentali circostanti. Proprio accanto al Palazzo dei Capitani del Popolo e di fronte alla Chiesa di San Francesco, il locale aprì ufficialmente i battenti la sera del 18 maggio 1907. A volerlo fu l'industriale Silvio Meletti, che cercava una prestigiosa vetrina d'onore per il suo celebre liquore all'anice, l'Anisetta Meletti.
Prima di trasformarsi in questo celebre salotto, l'edificio venne eretto tra il 1881 e il 1884 su progetto di Marco Massimi. Sorgeva sull'area un tempo occupata dal corpo di guardia della dogana (Picchetto della Dogana) ed era nato per ospitare le Poste e Telegrafi della città. Quando i servizi postali vennero trasferiti all'inizio del Novecento, Silvio Meletti acquistò lo stabile nel 1905, affidando all'ingegner Enrico Cesari la ristrutturazione strutturale e al pittore Pio Nardini l'apparato decorativo degli interni.
Interni in stile liberty e l'arte dell'anice
L'interno del Caffè Meletti è una delle testimonianze meglio conservate dello stile Liberty in Italia. La sala accoglie gli ospiti con divanetti in velluto verde bosco, raffinate boiserie in legno scuro, grandi specchiere alle pareti e tavolini rotondi con piano in marmo bianco di Carrara su pesanti basamenti in ghisa. Nel 1981 il Ministero per i Beni Culturali ha dichiarato formalmente l'edificio bene di interesse storico e artistico.
Tra i dettagli artistici più caratteristici spicca l'affresco sul soffitto del piano terra, dipinto da Pio Nardini tra il 1906 e il 1907. L'opera unisce vocazione agricola e motivi classici, ritraendo putti e amorini che giocano spensierati tra piante di anice verde in fiore (Pimpinella anisum). Un altro intramontabile simbolo del caffè è l'antico carillon a forma di gabbietta con un uccellino meccanico canterino, tuttora custodito e funzionante nella sala principale.
"Il Senato" e la vita culturale
Poco dopo l'apertura, il locale si guadagnò il soprannome di "Senato", diventando il ritrovo d'elezione per amministratori locali, intellettuali e cittadini desiderosi di discutere delle sorti del territorio. La sua fama superò ben presto i confini delle Marche. Persino il re Vittorio Emanuele III vi fece visita nel 1908 e nel 1910 per acquistare l'Anisetta, concedendo poi alla ditta Meletti l'ambito brevetto di Fornitore della Real Casa.
Nei decenni successivi, il Caffè Meletti ha accolto scrittori, artisti e musicisti di calibro internazionale. Jean-Paul Sartre ed Ernest Hemingway trascorsero del tempo ai suoi tavoli, gli stessi dove il compositore Pietro Mascagni iniziò a lavorare alla sua opera Lodoletta. Fu sempre qui che il pittore Renato Guttuso ideò nel dopoguerra la rivista culturale L'Orsa Maggiore. E il poeta romanesco Trilussa si affezionò a tal punto al liquore della casa da dedicargli un celebre verso: "Quante favole e sonetti m'ha ispirato la Meletti".
Il caffè è stato anche un set d'eccezione per il cinema italiano. Ha fatto da sfondo principale al dramma di Citto Maselli del 1960 I delfini e, qualche anno più tardi, alla commedia del 1972 di Pietro Germi Alfredo, Alfredo, con Dustin Hoffman.
Restauro ed eredità contemporanea
Dopo una chiusura temporanea negli anni Novanta, lo storico immobile fu acquistato nel 1996 dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Ascoli Piceno. La fondazione ha guidato un meticoloso intervento di restauro conservativo che ha riportato alla luce ogni dettaglio liberty, permettendo al locale di riaprire i battenti nel 1998, con successivi interventi di ammodernamento tecnico nel 2011.
Oggi il Caffè Meletti è più vivo che mai nel suo triplice ruolo di caffè storico, pasticceria artigianale e ristorante al primo piano, il Ristorante 1907, segnalato dalla Guida Michelin. Gli avventori continuano a darsi appuntamento tra gli arredi originali di primo Novecento o all'aperto, sotto il porticato in pietra affacciato sul tappeto di travertino di Piazza del Popolo, per gustare i piatti della tradizione e l'immancabile Anisetta, servita liscia, come correzione nel caffè o miscelata nei cocktail.
FAQ
Qual è l'importanza storica del Caffè Meletti?
Aperto nel 1907 dal produttore di liquori Silvio Meletti, il locale fu un fondamentale luogo d'incontro per intellettuali, personalità della cultura e sovrani, tanto da meritarsi il soprannome di "Senato". Nel 1981 è stato dichiarato bene di interesse storico e artistico dal Ministero per i Beni Culturali.
Che stile architettonico caratterizza gli interni del Caffè Meletti?
Gli interni sono realizzati in puro stile Liberty, con arredi che comprendono divanetti in velluto verde bosco, boiserie in legno scuro, tavoli in marmo di Carrara e gli affreschi sul soffitto dipinti da Pio Nardini.
Cosa raffigura l'affresco sul soffitto al piano terra del locale?
Realizzato tra il 1906 e il 1907 da Pio Nardini, l'affresco raffigura putti e amorini intenti a giocare tra piante di anice verde in fiore (Pimpinella anisum), rendendo omaggio alla materia prima alla base del celebre liquore Meletti.
Quali film sono stati girati al Caffè Meletti?
Il Caffè Meletti ha fatto da sfondo al film del 1960 "I delfini" di Citto Maselli e alla pellicola del 1972 "Alfredo, Alfredo" di Pietro Germi, interpretata da Dustin Hoffman.




