
Città vecchia di Mostar: storia dello Stari Most
L'origine di Mostar e i guardiani del ponte
Non è stata Mostar a dare il nome al suo celebre ponte: sono stati i guardiani del ponte a dare il proprio nome alla città. Prima che venisse eretto il valico in pietra, il passaggio sulla Neretva era affidato a un traballante ponte sospeso medievale in legno, che oscillava paurosamente sotto i piedi. L'insediamento sorto attorno al guado prese il nome dai mostari, i custodi che sorvegliavano il passaggio fluviale dalle fortificazioni su entrambe le sponde.
Nel 1557, il sultano ottomano Solimano il Magnifico commissionò una struttura permanente in pietra per sostituire quell'ondeggiante ponte di legno. Il progetto venne affidato a Mimar Hayruddin, allievo del celebre capo architetto imperiale Mimar Sinan. I lavori si conclusero nel 1566, creando un legame fisico e culturale destinato a plasmare l'assetto urbano della città per i secoli a venire.
Architettura e ingegneria ottomana
Lo Stari Most è formato da una singola arcata in pietra con una luce compresa tra 28,7 e 30 metri, una larghezza di circa 4 metri e un'altezza tra i 20 e i 24 metri sopra la Neretva, a seconda del livello stagionale delle acque. Il ponte fu costruito principalmente con la locale pietra tenelija, una varietà di calcare, senza alcun pilone nell'alveo del fiume: poggia e si ancora direttamente alle pareti rocciose del canyon. A fargli da scudo ci sono due torri fortificate: la torre Tara sulla riva orientale e la torre Halebija su quella occidentale.
Per garantirne l'integrità strutturale, i costruttori ottomani idearono un ingegnoso sistema di incastro. Anziché affidarsi soltanto alla malta, unirono i conci di pietra con perni e grappe in ferro forgiato a mano, inseriti in alloggiamenti scavati nella roccia e poi sigillati con colate di piombo fuso. Questa tecnica diede vita a una struttura semirigida e flessibile, capace di assecondare i piccoli assestamenti del terreno senza spaccare la pietra.
Le cronache d'epoca e il folklore restituiscono tutta l'audacia dell'impresa. La tradizione locale racconta che Hayruddin fosse talmente terrorizzato dall'idea che l'arco potesse crollare una volta tolte le impalcature, e dalla conseguente esecuzione ordinata dal sultano, da prepararsi il sudario funebre prima dell'inaugurazione. Un secolo dopo, nel Seicento, il viaggiatore ottomano Evliya Çelebi scrisse che il ponte sembrava un arcobaleno pietrificato sospeso a mezz'aria, annotando come i giovani del posto amassero tuffarsi dall'arco nel fiume volteggiando come uccelli.
Distruzione e ricostruzione internazionale
Il ponte storico rimase in piedi intatto per 427 anni. Il 9 novembre 1993, durante la guerra croato-bosniaca, lo Stari Most crollò nella Neretva sotto i ripetuti colpi di artiglieria e carri armati del Consiglio di difesa croato (HVO).
Tra il 2001 e il 2004, una coalizione internazionale guidata da UNESCO, Banca Mondiale e autorità municipali ha coordinato un imponente cantiere di ricostruzione. Alcuni sommozzatori hanno ripescato dal letto del fiume i blocchi originali di pietra tenelija per studiare i metodi murari dell'epoca, mentre la pietra mancante è stata estratta da nuove cave dello stesso calcare. Il ponte ricostruito è stato inaugurato ufficialmente il 23 luglio 2004, come simbolo della rinascita postbellica e della riconciliazione tra comunità. Nel 2005, il ponte e il centro storico circostante sono stati inseriti tra i patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Il quartiere storico oggi
Oggi lo Stari Most è la spina dorsale della città vecchia di Mostar, un passaggio pedonale gratuito aperto a qualsiasi ora. Mette in comunicazione lo storico quartiere artigiano dell'antico bazar (Kujundžiluk), sulla sponda orientale, con i vicoli tradizionali della riva occidentale. Secoli di passaggi a piedi hanno levigato i lastroni di tenelija fino a renderli una superficie scivolosa, tanto da richiedere cordoli trasversali in pietra scolpiti lungo la pavimentazione per garantire la tenuta sulla ripida salita.
L'attigua torre Tara ospita oggi il Museo del Ponte Vecchio, che ne documenta l'avventura architettonica, la distruzione e il restauro. Il ponte resta anche un trampolino d'eccezione: i membri del Mostar Diving Club (Mostarski Ikari) raccolgono contributi tra gli spettatori prima di tuffarsi nelle gelide acque sottostanti, portando avanti una tradizione secolare che trova il suo apice ogni anno a luglio con la storica competizione di tuffi e con le tappe del circuito Red Bull Cliff Diving.
FAQ
Da dove deriva il nome di Mostar?
La città prende il nome dai *mostari*, i guardiani del ponte che sorvegliavano il passaggio fluviale dalle torri di guardia su entrambe le sponde della Neretva.
Quali materiali sono stati usati per costruire lo Stari Most?
Il ponte fu costruito principalmente in pietra tenelija, un calcare locale, con blocchi assicurati da perni e grappe in ferro forgiato a mano, sigillati con colate di piombo fuso.
Quando è stato distrutto e ricostruito lo Stari Most?
Il ponte è crollato il 9 novembre 1993 a causa dei continui bombardamenti d'artiglieria durante la guerra croato-bosniaca. È stato poi ricostruito con tecniche storiche tra il 2001 e il 2004, per riaprire ufficialmente il 23 luglio 2004.
Il ponte è aperto ai pedoni?
Sì, lo Stari Most è un ponte pedonale gratuito e sempre accessibile, 24 ore su 24, che collega l'antico bazar sulla sponda orientale con i quartieri storici della riva occidentale.




