
Grand Hotel Villa Serbelloni: la grande reggia del Lago di Como
Un'icona neoclassica sul Lago di Como
Affacciato sul lungolago di Bellagio, il Grand Hotel Villa Serbelloni domina la punta del Triangolo Lariano, il promontorio che divide il Lago di Como nei due rami di Como a sud-ovest e di Lecco a sud-est. Caratterizzata da una facciata intonacata in giallo limone e tetti in tegole rosse incorniciati da palme e cipressi, la tenuta fa da baricentro tra l'imbarcadero dei traghetti, le ripide scalinate in acciottolato del borgo e il sentiero verso Punta Spartivento. Lungo la riva, il ronzio sommesso dei motoscafi in legno e dei battelli si mescola allo sciabordio dell'acqua contro la banchina di pietra.
Commissionato nel 1851 dal conte bergamasco Frizzoni come residenza estiva neoclassica per la moglie, il palazzo fu progettato dall'architetto Rodolfo Vantini e completato nel 1856. Nel 1872 la proprietà passò alla Société des Grands Hôtels. Sotto la guida degli architetti Giovanni Ceruti ed Ercole Balossi Merlo vennero aggiunte due ali affacciate sull'acqua, permettendo alla struttura di aprire i battenti nel 1873 come Grand Hotel Bellagio, pronta ad accogliere i facoltosi viaggiatori del Grand Tour che sbarcavano dai piroscafi.
L'eredità dei Bucher e la clausola del 1929
Nel 1918, all'indomani della prima guerra mondiale, l'albergatore svizzero Arturo Bucher rilevò l'albergo da Leone Breitschmidt, inaugurando una dinastia familiare giunta ormai alla quinta generazione. E per quanto sia spontaneo associarlo alla storica Villa Serbelloni in cima al colle, l'hotel sul lungolago è una realtà strutturalmente e legalmente del tutto separata dalla dimora a monte.
L'albergo assunse il nome attuale nel 1929, quando Arturo Bucher vendette la villa in collina alla principessa di Thurn und Taxis, la statunitense Ella Walker. Durante la trattativa, Bucher ebbe l'accortezza di inserire nel contratto di vendita una clausola con cui riservava a sé i diritti esclusivi sul marchio e sull'uso del nome "Villa Serbelloni" per la propria struttura a riva. L'albergo fu quindi ribattezzato Grand Hotel Villa Serbelloni, mentre la dimora storica più in alto fu infine lasciata in eredità alla Fondazione Rockefeller nel 1959.
Rifugio di guerra e ospiti illustri
Le vicende dell'hotel riflettono le grandi trasformazioni geopolitiche del Novecento. Con il crollo del turismo durante la prima guerra mondiale, la struttura venne requisita e trasformata temporaneamente in ospedale militare per convalescenti. Durante la seconda guerra mondiale, invece, la cittadinanza elvetica di Arturo Bucher e i canali diplomatici garantirono alla proprietà lo status di extraterritorialità, permettendole di operare sotto l'ombrello della neutralità svizzera.
Nel corso dei decenni, l'hotel ha accolto personalità di spicco della politica e icone della cultura. Tra gli ospiti illustri figurano Winston Churchill, che trascorreva i pomeriggi a dipingere acquerelli nel roseto, Franklin D. Roosevelt, Mary Pickford, Douglas Fairbanks e Al Pacino durante le riprese del film Bobby Deerfield. Anche John F. Kennedy fece tappa qui, un soggiorno commemorato ancora oggi dalla Suite Kennedy.
Interni da reggia e ospitalità contemporanea
Oggi il Grand Hotel Villa Serbelloni è un cinque stelle lusso con un'offerta di circa 95 tra camere e suite, ma resta al tempo stesso la residenza privata della famiglia Bucher. Gli ambienti storici aperti al pubblico, come il Salone Reale, conservano intatto lo sfarzo ottocentesco con soffitti a cassettoni neoclassici, affreschi mitologici, putti volteggianti, specchiere dorate, lampadari di Murano in bronzo e cristallo e antichi tappeti persiani.
La proposta gastronomica spazia dalla cucina informale a pelo d'acqua del ristorante La Goletta ai percorsi d'alta cucina del Mistral, dove lo chef Ettore Bocchia ha fatto da pioniere alla cucina molecolare italiana. A completare l'offerta ci sono la spa Luce del Lago, i giardini privati a bordo lago, un beach club e una piscina all'aperto a filo d'acqua. La silhouette della tenuta e le sue terrazze storiche sono state persino la principale fonte d'ispirazione per Steve Wynn nella progettazione del celebre resort e casinò Bellagio a Las Vegas.
FAQ
Come ha acquisito il nome Villa Serbelloni l'hotel sul lungolago?
In origine la struttura si chiamava Grand Hotel Bellagio. Nel 1929, il proprietario Arturo Bucher vendette la tenuta collinare di Villa Serbelloni ma mantenne i diritti legali sul nome grazie a una clausola nel contratto di compravendita, permettendo così all'hotel sul lungolago di fregiarsi di questo titolo prestigioso.
Il Grand Hotel Villa Serbelloni ha ispirato il resort Bellagio di Las Vegas?
Sì, l'imprenditore Steve Wynn si ispirò proprio all'inconfondibile sagoma a lago, alle terrazze neoclassiche e al contesto del Grand Hotel Villa Serbelloni e di Bellagio per progettare il resort e casinò Bellagio a Las Vegas.
Chi è il proprietario del Grand Hotel Villa Serbelloni oggi?
L'hotel appartiene alla famiglia Bucher, che lo gestisce ininterrottamente da cinque generazioni, fin da quando Arturo Bucher lo rilevò nel 1918. Ancora oggi funge anche da residenza principale della famiglia.



