
Casa D'Amore: la prima casa con malta di Alberobello
Affacciata su Piazza Re Ferdinando IV di Borbone, Casa D'Amore segna una svolta fondamentale nell'evoluzione architettonica e politica di Alberobello. Costruita nel 1797 da Francesco D’Amore, questa dimora in pietra calcarea su due piani spicca come il primissimo edificio dell'abitato ufficialmente tirato su con malta, calce e terracotta anziché con la tradizionale muratura a secco.
Incastonata tra gli antichi rioni di trulli a secco, Monti e Aia Piccola, e il cuore civico ottocentesco sorto attorno a Piazza del Popolo, la casa segna la transizione materiale da feudo oppresso a città libera ed emancipata.
La caduta del divieto edilizio feudale
Per generazioni, i conti di Conversano della famiglia Acquaviva d'Aragona vietarono categoricamente l'uso di leganti edilizi in tutti i loro feudi. Un'imposizione che costringeva i contadini a costruire esclusivamente a secco, dando origine agli iconici trulli conici di Alberobello. Dietro questa tecnica c'era un lucidissimo tornaconto fiscale: all'avvicinarsi degli esattori del Regno di Napoli, gli edifici senza malta potevano essere smantellati in fretta e furia per non pagare i tributi sui nuovi insediamenti, per poi essere rimessi in piedi non appena il pericolo era scampato.
Questo sopruso feudale ebbe termine il 27 maggio 1797, quando re Ferdinando IV di Borbone promulgò il regio decreto che riconosceva ad Alberobello il titolo di città regia. Il decreto cancellò i vincoli di vassallaggio e spazzò via il secolare divieto sull'uso della malta.
Il 22 giugno 1797, mentre la popolazione si riuniva per eleggere il primo sindaco, Francesco D'Amore iniziò a posare pietre e malta per la sua nuova dimora. Un gesto che fu un'audace dichiarazione pubblica di libertà civica. D'Amore volle persino orientare la facciata dritta verso la residenza degli ex amministratori feudali, assicurandosi che i delegati del conte vedessero con i propri occhi la violazione definitiva del vecchio ordine.
Architettura e iscrizione reale
Casa D'Amore è un curioso ibrido architettonico che fonde le linee del palazzetto borghese con la maestria artigianale del posto. La struttura presenta una facciata in pietra calcarea su due livelli, una scala esterna e un balcone aggettante. Al piano terra, al posto del solito cono, l'atrio d'ingresso sfoggia un'elegante volta a stella.
Nonostante queste novità, le radici costruttive locali rimasero tenaci. I caseddari, i mastri trullari privi di studi accademici, integrarono elementi conici all'interno adattando il proprio talento all'uso della malta. La malta stessa veniva preparata sul posto, mescolando la calce con il vuolo, la caratteristica terra rossa della zona.
Sotto l'arco del balcone superiore è incisa una solenne epigrafe latina a memoria dell'evento:
"EX AUCTORITATE REGIA - HOC PRIMUM ERECTUM - A. D. 1797" (Eretto per primo per autorità regia - A. D. 1797)
Ruolo civico e polo museale moderno
Poco dopo la costruzione, l'edificio divenne la prima sede municipale di Alberobello. L'enorme valore storico e architettonico ne fece un Monumento Nazionale già nel 1930, preludio all'ingresso nel Patrimonio Mondiale UNESCO nel 1996.
Anche se il nome «Casa D'Amore» sembra promettere romantiche storie d'amore, ingannando generazioni di visitatori, l'edificio deve la sua denominazione unicamente al cognome del proprietario, Francesco D'Amore. Oggi fa parte del Polo Museale di Alberobello: funge da ufficio di informazioni turistiche e ospita mostre temporanee d'arte e storia locale.
FAQ
Perché l'edificio si chiama Casa D'Amore?
Anche se il nome suona romanticamente come «Casa dell'Amore», l'edificio prende semplicemente il nome da Francesco D'Amore, il cittadino del posto che lo costruì e ne fu proprietario nel 1797.
Perché Casa D'Amore è stata la prima casa di Alberobello costruita con la malta?
I conti di Conversano avevano vietato la malta per secoli per poter smantellare rapidamente le case ed eludere le tasse regie sui nuovi insediamenti. Il 27 maggio 1797, re Ferdinando IV dichiarò Alberobello città regia, ponendo fine al divieto e autorizzando finalmente le costruzioni stabili.
Cosa dice l'iscrizione latina sulla facciata?
Scolpita sotto il balcone, l'epigrafe latina recita «EX AUCTORITATE REGIA - HOC PRIMUM ERECTUM - A. D. 1797», che si traduce con «Eretto per primo per autorità regia - A. D. 1797».
Come viene utilizzata oggi Casa D'Amore?
Casa D'Amore fa parte della rete del Polo Museale di Alberobello e ospita l'ufficio informazioni turistiche e uno spazio espositivo dedicato a mostre temporanee d'arte e storia.




